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L'atto antitotalitario
André Glucksmann
L'atto antitotalitario
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Anno: 1983
Pagine: 226
Prezzo: € 12,91
Dimensioni: cm 14,0x21,0
Legatura: brossura

Collana: l'alingua
ISBN: 8877700637

Estratto del libro
Da Europa 2004

Come G. diventa ciclista di risciò a Malacca, tre anni dopo la caduta dell'Europa, e in che modo gli tornò in mente questo libro

– Quale era la religione degli europei?
Mahmoud viene avanti con una sedia, un bicchiere, una
domanda. Batte il sole e per quella mattina ha pedalato abbastanza. Il mio amico deve avere voglia di chiacchierare: sa bene, e nessuno qui ignora, quanto i superstiti adorino parlare di prima. Mi chiedo se gli arciduchi russi che finirono tassisti a Parigi portassero a spasso altrettanto interminabili pensieri mentre andavano con la mente al vecchio regime. Per lo meno lo sognavano insieme e invece ciascuno di noi si chiude in un affogamento del tutto personale. Tra ex europei non abbiamo più niente da dirci, e questo prova che gli emigrati sopravvivono alla distruzione rivoluzionaria di una società e che l'annichilazione geografica di un continente lascia sfuggire soltanto zombi. Mi siedo. Le due cinesi della via Kota, madre e figlia, mi sono parse come ormai ogni mattina più pesanti, e non è in questione la loro dieta alimentare ma la mia. Dinanzi al bazar Wong Li, ho messo piede a terra per spingere il mio trabiccolo lungo la grande salita; forse hanno notato che sono sceso un po' prima di ieri e ieri un po' prima dell'altro ieri, però non hanno aperto bocca, sempre perfettamente gentili, loro curano la linea e non sono impazienti. Ma troppi risciò mi superano, e un giorno o l'altro si accorgeranno che non stanno prendendo un mezzo di trasporto, ma, per così dire, facendo la carità.
Devo cambiare mestiere. La cosa è difficile. L'università rifiuta l'equiparazione alle pergamene dell'ex Europa. E quale insegnamento potremmo impartire? Abbiamo la mania d'inventariare, forse chissà d'inventare, hanno fatto presto a dirci che ciò che non è più diventa inverificabile. Andrebbe bene un posto di custode; ho sentito dire che la presentazione di una tesi universitaria, pur senza dare formalmente diritto, disporrebbe tuttavia favorevolmente una commissione amministrativa non completamente ostile. Questo è il primo motivo per esumare questo Discorso della guerra, pubblicato a Parigi alla fine del 1967. Il secondo motivo mi viene in mente rispondendo a Mahmoud, spero che sia convincente perché soltanto gli Americani possono permettersi di ristampare qualsiasi pubblicazione del vecchio continente, mentre qui non si conserva niente in sovrappiù. Il terzo motivo è che mi pare di avere più o meno conosciuto l'autore a quell'epoca, ma questo non ha importanza. Sotto lo shock, come è noto, ciascuno ha perso con i documenti il senso stesso del suo stato civile; chi non ha la bocca piena di terra vaticina, con la testa lavata dai ricordi, s'identifica in troppi assenti per proiettarsi in se stesso. Così si spiega l'imbarazzo dei funzionari di emigrazione che ci ricevettero; etichettarono la nostra frattura "Trauma geofilosofico n°14".

Quarta di copertina
Il marxismo ha conquistato più della metà del pianeta o più esattamente dei suoi governanti. Non sembra che ciò sia accaduto in virtù delle analisi del Capitale, ancor meno per la nullità dei suoi miracoli economici pratici, non c'entrarono la sua arte e nemmeno la sua cultura, e raramente le sue confutazioni sbrigative dell'empiriocriticismo o della relatività di Einstein. Inutile commentare ancora una volta la sua teoria della rendita fondiaria o le prometeiche canzoni del giovane Marx; dimenticate Atene, dimenticate Sparta, dimenticate Gerusalemme, le dispute mediterranee e i loro dei non hanno accesso a Pechino, eppure il più segreto culto dell'Europa moderna, il suo maneggio delle armi, smuove novecento milioni di cinesi e non s'intende il mistero di tanta influenza se non si nota quel che un secolo di storia ci mette sotto il naso: l'unica cosa che il marxismo sappia preparare, organizzare, fare, l'oggetto della sua passione, ciò con cui trionfa, è la guerra.
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