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Kinesis. Saggio di interpretazione
Carlo Sini
Kinesis. Saggio di interpretazione Metti il libro nel carrello
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Anno: 1982
Pagine: 195
Prezzo: € 12,91
Dimensioni: cm 14,0x21,0
Legatura: brossura

Collana: Come pensare. Collana di filosofia diretta da Carlo Sini
ISBN: 8877701358

Estratto del libro
La prima parte di questo libro presenta otto saggi dedicati, secondo varie prospettive, al problema del segno e del suo rimando. [...] Credo che, per la natura dei loro riferimenti e per i temi che affrontano, questi saggi possano offrire un'indicazione efficace di quella interpretazione "cosmologica" del segno che vado sostenendo da tempo. Ciò comporta una "fusione" dell'orizzonte semiotico e di quello ermeneutico. Se si vuole, una integrazione e una correzione di Peirce con Heidegger e di Heidegger con Peirce.
Mi rendo conto di come tali accostamenti possano suscitare problemi e perplessità. Molti "heideggeriani" ritengono sicuramente che il riferimento a Peirce, cioè a un autore così "empirista" o così "metafisico" (a seconda di come lo si vuole intendere), rappresenti un passo indietro per un pensiero che ha già "scontato" tutta la tradizione della ratio occidentale e che, consapevole dell'impossibilità del pensare nell'età della scienza e della tecnica, se ne sta sospeso sull'orlo del mistero, oppure si rassegna a "giocar di maschera" con i simulacri del presente. In compenso gli "antiheideggeriani", e in generale tutti gli odierni empirico‑razionalisti "disincantati" , avvertono, nel riferimento alle tematiche heideggeriane, un intollerabile stravolgimento irrazionalistico del pensiero di Peirce, notoriamente "padre" della logica e della semiotica contemporanee. La proposta da me avanzata rischia dunque di non piacere a nessuno, di non trovare alleati e di tirarsi addosso critiche da entrambi gli opposti schieramenti della filosofia dei nostri giorni.
Tuttavia, a me sembra che sia impossibile portare sino in fondo i problemi della semiologia senza imbattersi, prima o poi, nella domanda heideggeriana circa i fondamenti della ragione filosofico‑scientifica occidentale, e perciò nella ineluttabile scoperta della nostra assenza di fondamenti. […]
Nel contempo non sono convinto, per mia disgrazia o fortuna, che l'impasse heideggeriana relativa all'"impossibilità di pensare" sia corretta. L'ermeneutica contemporanea non ha riflettuto abbastanza sul fatto per cui ogni interpretazione pone in gioco il carattere di rimando del segno. E dunque proprio sul rimando e sul segno che bisogna rivolgere l'attenzione, prima di proclamare la fine di ogni pensiero.
(Dall'Avvertenza)
Quarta di copertina

Porre a confronto la semiotica e l'ermeneutica contemporanea è il progetto culturale di questo libro. Di qui il riferimento ad alcuni pensatori chiave del nostro tempo, come Peirce e Husserl, Nietzsche e Heidegger, ma anche il rinvio al senso profondo di una tradizione che, da Platone in poi, ha determinato il destino tecnologico e infine nichilistico della nostra cultura. Interpretare i segni del nostro tempo e scoprirne l'infinito ed enigmatico rimando conduce allora a compiere un'esperienza di pensiero che non può acquietarsi in nessun "luogo" comune dell'essere e delle tradizionali distinzioni disciplinari e scientifiche. La domanda, fatalmente, si sposta oltre: di là dal segno e verso quell'evento che, accadendo, invia proprio il segno al suo nulla e così, nel contempo, al suo significato veritativo e peculiare. Ma questo "nulla", che si annuncia nei capitoli conclusivi del libro, non ha, o non riveste più, il segno del nichilismo dispiegato e impotente, cioè il senso di un pensiero circoscritto dal luogo della metafisica, della scienza e della tecnica: con esso si profila invece l'istanza di un nuovo interpretare e di un nuovo pensare, come "possibilità più propria" delle nostre attuali impossibilità e contraddizioni.

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