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Psychopathia criminalis
Oskar Panizza
a cura di Giovanni Chiarini
Psychopathia criminalis Metti il libro nel carrello
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Anno: 1990
Pagine: 130
Prezzo: € 12,91
Dimensioni: cm 14,0x21,5
Legatura: cartonato con sovraccoperta

Collana: Questioni aperte con i classici
ISBN: 8877702877

Estratto del libro
Magnan in Francia, Schüle e Krafft‑Ebing qui da noi, in Germania, hanno recentemente classificato le malattie mentali secondo il loro numero e le diversità sostanziali, organizzandole in un sistema stabile e, in effetti, non dovrebbe esistere psicosi o una sua varietà che non abbia già trovato un'adeguata collocazione in questo sistema. Ed è per questo motivo che il lettore non profano apprenderà con un certo stupore, e forse anche con stizza, l'annuncio che in questa sede lo si costringerà a occuparsi di una nuova malattia mentale e quindi di un nuovo termine. Se, nonostante ciò, mi accingo a introdurre nell'edificio dottrinario della psichiatria una nuova forma morbosa, la psychopathia criminalis, lo faccio nella incrollabile convinzione che sia un'operazione necessaria, condotta sulla base di un copioso materiale documentario di una natura spiccatamente forense, e lo faccio nella consapevolezza che nelle costruzioni e suddivisioni scientifiche proposte dalla maggior parte dei manuali esiste, da questo punto di vista, un'evidente lacuna...
Quarta di copertina

"Sempre, dallo studio della storia, è emerso che pochi uomini, dotati in maniera abnorme – i loro seguaci li chiamano 'illuminati' –, hanno fornito la materia infiammabile che ha scatenato i grandi movimenti popolari". Studiando queste personalità, Oskar Panizza (1853‑1921) ritiene di avere individuato e isolato con certezza scientifica una forma morbosa e virulenta, la psicopatia criminale, appunto, un'affezione della quale i democratici inveterati si offrono in maniera congenita e dalla quale i pensatori, gli ideologi e gli artisti in genere vengono, di volta in volta, aggrediti. Per estirpare questo pernicioso germe i governi di solito ricorrevano al patibolo e al carcere. Con uno staff di procuratori, di esperti giurati e di psichiatri preparati, invece, questi individui potrebbero essere dichiarati "malati di mente" e essere internati in salvifici manicomi di Stato. "Il trattamento mite, bagni temperati in vasca, la quiete, l'isolamento, il canto dell'usignolo al di là delle sbarre – un po' di josciamina e un po' di bromuro di potassio – e il discernimento politico di tutti questi internati" crescerebbe sensibilmente.
La semplicità esibita da questa satira politica, il suo contesto storico così profeticamente fungibile, sinistramente proiettabile in tempi e realtà anche diversi e lontani fra loro, le inquietanti contraddizioni che affiorano dal pensiero di questo scrittore tedesco costretto a diventare un "anarchico" del pensiero, sono elementi che ripropongono oggi provocatoriamente la lettura di Psychopathia criminalis (1898).

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