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La pittura e il male
Jacques Henric
La pittura e il male
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Anno: 1995
Pagine: 259
Prezzo: € 20,66
Dimensioni: cm 14,0x21,0
Legatura: brossura

Collana: l'alingua
ISBN: 8877704144

L'avventura della pittura in occidente, seguita sul suo sfondo sessuale e religioso, da Masaccio a De Kooning, attraverso Tiziano, Michelangelo, Tintoretto, Rubens, Poussin, El Greco, Watteau, Delacroix, Goya, Seurat, Cézanne, Manet, Toulouse-Lautrec, Schiele, Malevič, Klee, Mondrian, Duchamp, Pollock.
Estratto del libro
Come per ogni operazione decisiva, la qualità degli strumenti è primordiale. La comparsa del dipinto, in quanto oggetto staccato, autonomo (più tributario della scultura o dell'architettura), si concretizza nel quadro che ora ha il proprio supporto (non più il legno o il muro). La prima rivoluzione fu, quindi, impadronirsi del supporto. L'idea della dimensione del quadro in quanto tale, cioè in quanto elemento formale fondante, sorge allora. Così come la nozione di quotazione. E quella di prezzo (altra fondamentale rivoluzione). Il costo dell'opera si calcola in funzione della superficie. [...] Con l'olio, il pennello potrà assumere un accento di frenesia mai conosciuto prima. Eccolo in grado di compensare e di surcompensare, avanzando così verso l'indecifrabile. Disegna e cancella al tempo stesso, costruisce per distruggere, traccia forme subito integrate in altre che le dissolvono. Disintegra per aggiunte, afferma per ritiri, cancellazioni, gommature, raschiature. Interviene nell'ordine di una cerimonia da tempo colpita dal virus della materialità con violenza obliqua, evitando così di cadere nelle panie colorate da cui la pittura non aveva potuto affrancarsi fino allora. Colpisce in pieno la gente prosternata, spiattellandole in faccia questa verità: vedere è rifiutare l'evidenza, è dire no, è entrare nella difficile, sfibrante eternità di un'arbitraria suspense. Il pennello si fa strumento di rottura.
Quarta di copertina
Jacques Henric: "All'origine di questo libro, il semplice desiderio di scrivere sulla pittura; più esattamente su qualche pittore la cui opera mi appassiona da tempo. E anche la volontà di proseguire un'interrogazione nata durante il lavoro sul mio precedente libro Caroselli: in che cosa l'irruzione del Male, quell'esplosione tenebrosa, inattesa che sconvolge le società e gl'individui, può essere l'inizio di un nuovo e violento sapere sulla logica mortifera che anima l'umana marionetta e l'intera specie? In altre parole, volevo capire la natura del rapporto che lega la conoscenza del Male al gesto del pittore, quando questo gesto raggiunge momenti di alta intensità. Da qui il titolo La pittura e il male (un riferimento, certo, e un modo di rendere omaggio a Georges Bataille). Vedremo come questo frammentario sorvòlo sulla storia della pittura occidentale, nel corso del quale mi pongo la questione di una nascita e di una morte, mi conduca a conclusioni abbastanza impreviste. Perché mai la pittura, come io la intendo, nasce in un certo momento, in un certo posto? Che cosa si annuncia con Masaccio, con Piero, con Uccello? Perché la fine del Medioevo? Perché Venezia? Perché, dall'inizio del nostro secolo, di avanguardia in avanguardia, la pittura è entrata in una lenta e talvolta sublime agonia? A dispetto dei suoi ultimi e superbi sussulti, di cui qualche rara esperienza testimonia ancora oggi, che cosa sta sparendo con essa in ciascuno di noi, che cosa sta riassorbendosi, inghiottendosi forse per sempre?" L'avventura della pittura in occidente, seguita sul suo sfondo sessuale e religioso, da Masaccio a De Kooning, attraverso Tiziano, Michelangelo, Tintoretto, Rubens, Poussin, El Greco, Watteau, Delacroix, Goya, Seurat, Cézanne, Manet, Toulouse-Lautrec, Schiele, Malevič, Klee, Mondrian, Duchamp, Pollock.
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