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La rivista
 
La nostra scommessa in Italia e altrove
Zoom della copertina
La nostra scommessa in Italia e altrove
gennaio 1996
n° 27
55 pagine, € 10,33

ISBN: 9788877704405
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Quarta di copertina

[...] il progetto e il programma per ciascuno non comportano il progetto e il programma parlando nella propria lingua o il progetto e il programma che vengano fatti propri.
La psicanalisi questa mia avventura comporta due punti dopo "la psicanalisi", che io non ho messo, per lasciare il malinteso. La psicanalisi: questa mia avventura (della psicanalisi). [...]
Non è la psicanalisi che io faccio mia, non è l'avventura che io faccio mia: sarebbe addomesticare le cose e addomesticarle è sempre compito del sofferente. È per questo, in questa accezione, che il progetto e il programma non sono "miei". Quando diciamo "il progetto della città del secondo rinascimento" si tratta di un progetto non personale. Non si tratta né di naturalizzare né di nazionalizzare il progetto. Per esempio, Zinov'ev dice: "Io sono lo stato e nel mio stato ho questi princìpi, questi criteri, questa costituzione".
Siamo passati dai movimenti di massa, dalla comunicazione di massa – di cui si parlava negli anni cinquanta, sessanta – alla televisione di massa degli anni ottanta e novanta (quanti milioni di telespettatori per un programma televisivo?). Ma anche questa epoca di televisione di
massa ormai volge al termine. Carlo Romeo, a Ginevra, diceva: "Non c'è più televisione, televisione di massa". Ci saranno tanti satelliti, tante televisioni, tanti programmi e poi il multimediale, quindi molte al tre vie, molti altri utensili. Anche l'università privata sarà un' altra. Per ora è università di massa e è in gran parte statale. L'università privata è una piccolissima parte, in Italia, a confronto con l'università statale. L'università di massa, la televisione di massa, la comunicazione di massa, tutto ciò è l'analfabetismo.
Ma non basta che non ci sia più la televisione di massa perché con gli altri utensili e per le altre vie di comunicazione non ci sia lo stesso tentativo di massificazione, quindi di uniformità, di conformismo e l'impianto del luogo comune. E allora, che cosa può essere interessante, oggi, fare? Come i ricercatori, gli imprenditori, gli artisti, i giovani, le donne, possono ritrovare nella parola le condizioni del loro itinerario e, quindi il progetto e il programma? In che modo non mettersi a trattare o a guarire il sintomo con lo psicofarmaco o con la psicoterapia? [...] Questione di cammino, di orientamento, d'itinerario. Questione di progetto e di programma per ciascuno.